PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE

CARDIO TEST per il calcolo combinato del rischio cardiaco

(CARDIO KIT)

È necessario procedere ai test genetici per la diagnosi dell’infarto del miocardio fin dalla giovane età, se l’anamnesi depone per la familiarità; sono test di grande utilità per evitare lʼinfarto o la morte improvvisa in soggetti che non accusano sintomi di sorta,come gli sportivi o, addirittura, gli atleti.

 

Negli anni ’80 iniziava e si diffondeva anche in Italia la prevenzione primaria cardiovascolare per evitare l’infarto miocardico. Nel nostro Paese circa 70 mila persone ogni anno venivano colpite da infarto, uno ogni 6 minuti; di costoro circa 30 mila morivano prima del ricovero, durante il ricovero, oppure entro i sei mesi dalla dimissione.L’età media si aggirava dai 40 ai 55 anni. In quel periodo nascevano le unità coronariche, i centri di terapia intensiva e i centri di riabilitazione. Una campagna promozionale estesa accompagnava la cura e la riabilitazione; si sviluppava la prevenzione secondaria per limitare i danni e le morti che la malattia
procurava.
I centri di cardiologia e medicina interna avviavano iniziative di informazione e causa principale della malattia che produceva la maggiore mortalità in assoluto.Partiva così una caccia spietata ai vari fattori di rischio principali e secondari, a quelli modificabili e a quelli immodificabili; ai modificabili appartenevano: obesità, fumo, ipertensione arteriosa, sedentarietà; ai secondi invece si evidenziava il sesso, età ed ereditarietà; tra questi gruppi poteva essere selezionata una classe di fattori intermedia: dislipedemia e diabete.Tutti i fattori di rischio sono stati studiati in modo approfondito, tanto da trovare i rimedi per un totale controllo fino all’eliminazione, riuscendo a normalizzare anche i valori medi nazionali, fino ad allora elevati; molti dubbi e tanti elementi d’incertezza restavano a riguardo dei fattori di rischio immodificabili; da questi prevenivano indicazioni verso un collegamento genetico.
Le ricerche sull’ereditarietà non sono mai risultate sufficienti; l’interesse e i risvolti clinici non sono mai stati presi realmente in considerazione.
L’ereditarietà delle malattie cardiovascolari, rilevata l’anamnesi, è rimasta per tanto tempo sconosciuta e inutilizzabile come fattore di rischio; in realtà né la clinica né la prevenzione riuscivano a intervenire sulla sua possibile e indefinita influenza genetica nella manifestazione patologica dell’infarto miocardico. sensibilizzazione sempre più efficaci per ridurre l’aterosclerosi coronarica, Finalmente al congresso mondiale dell’American College of Cardiology (28- 31/3 Orlando FLO) è stato comunicato il risultato di un’importante ricerca genetica. Dal prof. Diego Ardissino, Ordinario della Cattedra di Cardiologia a Parma, sono stati riportati i risultati dell’Italia Genetica study of Early-onset Myocardial Infarction che dimostrano l’importanza delle varianti genetiche. E’ necessario procedere ai relativi test genetici per la diagnosi fin dalla giovane età. Si rileva di grande utilità per evitare i danni infartuali o la morte improvvisa per i soggetti che praticano attività sportiva o addirittura atleti in attività.
I soggetti con accertato rischio genetico possono praticare una prevenzione personalizzata che può migliorare in modo significativo la prognosi. Ormai è arrivata la nuova era del corretto e completo utilizzo della medicina genetica. Molte vite umane dipendono dall’attenzione e dall’accuratezza con le quali medici e specialisti affrontano la materia.
Adesso si conosce con relativa certezza anche la componente genetica e le stesse mutazioni presenti dei fattori di rischio principali (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete).
Appare molto chiara la necessità di rivedere l’eziopatogenesi dell’aterosclerosi coronarica in una luce nuova e moderna, aggregando tutte le ricerche avvenute dopo l’anno Duemila.
Si riuscirà così a prevenire e limitare il più grosso capitolo di patologie che rappresentano oltre un terzo di tutta la mortalità del mondo occidentale.